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giovedì 28 febbraio 2008

Overdose di Viagra


E' divorziato. Era in astinenza. Si è dato al Viagra, ignorando ogni sorta di prescrizione.
John Pettigrew, 58, inglese padre di due figli, dopo un anno intero senza sesso ha iniziato a comprare da internet ingenti dosi di pillola blu. Il lussurioso se ne è imbottito ed ora, pare la legge del contrappasso, vede tutto blu.

Confessa l' uomo: "Ammetto di aver ignorato le avvertenze, ma mi stavo divertendo troppo".
"Ma darei tutto il sesso del mondo per poter tornare a vedere il rosso di una cassetta della posta". Poi aggiunge, scherzando: "Almeno sono un fan del Chelsea" (il Chelsea ha la divisa blu).

La Kent firm Pfizer, i produttori della pillola, avvertono di non eccedere la dose consigliata in quanto il Viagra può aggiungere tinta blu alla vista di chi ne fa uso.
(Senza contare chi c'è anche rimasto secco).

[via Daily Mail]

giovedì 10 gennaio 2008

Il lago maculato


Il lago maculato si chiama Kliluk e si trova ad Osoyoos, Canada.
La sua curiosissima caratteristica è dovuta alla più grande concentrazione di minerali del mondo (soprattutto solfati di magnesio, calcio e solfati di sodio ma anche altri 8 in quantità minori, tra cui argento e titanio).
Le acque del lago sono note per le loro funzioni curatrici: dapprima infatti venivano usate dai nativi indiani per curare dolori e malattie, finchè però nella prima guerra mondiale il lago divenne una vera e propria cava mineraria dalla quale si estraevano i materiali impiegati nelle fabbriche di munizioni concentrate nell' America dell' est (nell' ordine di tonnellate al giorno).


L' effetto maculato che si può ammirare nelle foto rende al meglio nelle calde giornate di sole, quando l' acqua evapora permettendo ai minerali di cristallizzare sulla superficie, concentrandosi in centinaia e centinaia di pozze gialle.

mercoledì 2 gennaio 2008

Il robot ritrattista

Non ha ancora un nome, ma già esegue e firma ritratti a chiunque gli si sieda davanti. Creato dal noto robo-ricercatore Sylvain Calinon, questo umanoide artista è in grado di riconoscere la presenza di un volto nel suo campo visivo, memorizzarne una foto e riproporne su carta i dettagli principali. Non stampandoli, bensì disegnandoli a penna (un parente umanoide di un plotter, per capirsi)

E' inoltre anche un buon interlocutore, e come si può notare dal video se non ha la penna gentilmente la chiede a chi gli sta davanti.

martedì 6 novembre 2007

Scienza della bioluminescenza


Gli scienziati dell' Advanced Cell Technology di Worcester, Massachusetts, hanno creato una cucciolata di topi bioluminescenti, inserendo il gene di una medusa nel loro DNA.
Non impauritevi, non è maltattamento di animali, anzi. La proteina verde fluorescente, GFP, presente su tutto il corpo e causa della loro bioluminescenza, ai fini di studio funziona da evidenziatore biologico in grado di rilevare velocemente i geni in laboratorio, senza bisogno di biopsie o test invasivi.


I ricercatori dell' Università di Taiwan invece, hanno aggiunto lo stesso gene negli embrioni di maiale, poi trapiantandoli nell' utero di scrofe. Sono così nati 3 maialini gialli bioluminescenti. Le loro cellule staminali dovranno essere usate per diagnosticare malattie umane, nell' ambito della medicina rigenerativa. Accanto, il diagramma a fiocco della proteina.

Nella foto sotto Osamu Shimomura, lo scopritore della GFP.


E ora anch' io, che da piccolo andavo avanti a pane e Piccolo Chimico mi cimenterò nell' esperimento. Et Voilà.


lunedì 5 novembre 2007

La donna immortale


Henrietta Pleasant era nata il 18 Agosto 1920 a Roanoke, Virginia.

Sposata con David Lacks e madre di 5 figli, l' 1 Febbraio 1951, durante una visita, le veniva diagnosticato un cancro cervicale al Johns Hopkins Hospital. Sebbene sottoposta a tutte le cure possibili, Henrietta moriva il 4 Ottobre 1951, a soli 31 anni.


I dottori, studiando il suo caso, notarono che quel cancro si metastatizzava ad una velocità elevatissima, uccidendo la donna nel giro di poco tempo. Per 25 anni nessuno, nella sua famiglia, seppe che le cellule di Henrietta erano state prelevate dal cancro, trasferite in laboratiorio, studiate e coltivate dal dottor George Otto Gey.
Il motivo è molto semplice: il dottore si era accorto che quelle cellule non solo sopravvivevano fuori dal corpo della donna, ma erano immortali: potevano cioè essere divise infinite volte senza mai esaurirsi, essendo di fatto una potenziale miniera eterna di cellule umane. Per capirsi, una comune cellula umana non supera generalmente mai le 50 divisioni.

Capirete da soli che tutt' oggi, anno Domini 2007, le cellule di Henrietta sono più vive che mai e, diffuse in molti laboratori di tutto il mondo, ne sono state ottenute qualcosa come più di 100 mila miliardi (da se' più che sufficienti a riempire un corpo umano!).


Sebbene dalla foto Henrietta appaia come una comune donna (un po' bruttina, ma sempre una donna), il motivo della sua immortalità risiede nella disumanità delle sue cellule: qualcuno di voi saprà che un uomo, per essere tale, possiede in ogni sua cellula 46 cromosomi. Un cane ne ha 78, un gatto 38, una scimmia (l' animale a noi più simile) ne ha 48. Ogni cellula di Henrietta ne conteneva (e ne contiene) ben 82. Un mostro.

Nel 1991 fu loro dato il nome scientifico di Helacyton Gartleri (o HeLa cells, da Henrietta Lacks).

venerdì 2 novembre 2007

L' effetto McGurk

L' effetto McGurk può essere considerato come una delle più interessanti illusioni audio.
Esso consiste nell' udire le consonanti con i nostri occhi, in base al labiale di chi le pronuncia.

Guardate il video qui sotto: Dapprima osservate il ragazzo mentre pronuncia una sillaba per 6 volte. Subito dopo la stessa sillaba vi verrà ripetuta oscurando però il volto di chi parla. Per l' effetto McGurk udirete 2 sillabe differenti.



La prima volta dovreste aver udito la sillaba "TA", a causa del labiale del ragazzo. Mentre in realtà la sillaba che egli pronuncia è "PA", e lo potete notare dalla ripetizione a volto oscurato (o anche riascoltandolo ad occhi chiusi).

Per una chiara comprensione vi consiglio anche di vedere il video più di una volta.
L' effetto McGurk è efficace sul 98% delle persone adulte.

lunedì 15 ottobre 2007

Sesso coi robot?!

Robotica sessuale. Così si chiama l' ultima frontiera della (fanta)scienza. Ovvero i luminari della robotica prevedono in un futuro nemmeno tanto lontano il matrimonio tra uomini e robot.

Come e perchè? Semplicemente gli androidi risuciranno nel giro di breve tempo a soddisfare sessualmente le persone in carne ed ossa. Quanto tempo? Henrik Christensen, docente di Robotica all’Università di Stoccolma, prevede il verificarsi dei primi rapporti sessuali tra uomini e macchine entro i prossimi 5 anni. "La tecnologia è in continuo sviluppo, e con lo svilupparsi dell' intelligenza artificiale l' esperienza diventerà sempre più appagante". Forse voleva dire agghiacciante...

Qui non si parla quindi di coesistenza con le macchine, ma di competizione sessuale. L' idea di base è molto semplice: se un vibratore o una bambola gonfiabile riescono a dare tanto piacere, ricerca e tecnologia porteranno questo piacere alle stelle.
Si chiama David Levy (nella foto), capo fondatore della Intelligent Toys Ltd, lo sciroccato alla guida della rivoluzione sessuale. La sua officina già studia e ricerca per poter sfornare nel futuro più immediato vere e proprie macchine da sesso.

In Giappone è appena nata l' umanoide Actroid2:

Per le signore invece è in vendita Nax, un palestrato pelato di 1 metro e 92, alla modica cifra di 7.460 euro.

Ma è un meccanico dell' aeronautica di Norimberga invece, tale Micheal Harriman, il creatore della robot-da-sesso più umana del mondo. Essa si chiama Andy (foto in basso) e ha al suo interno un cuore artificiale che accelera i battiti durante il rapporto sessuale, un radiatore che alza la temperatura corporea a simulare l’eccitazione, uno speaker collegato al cuore artificiale che produce ansimi in modo direttamente proporzionale al ritmo dell’amplesso, un dispositivo azionabile in remoto per muovere i fianchi, un sistema per l’emissione di finte secrezioni e un silicone ultra morbido che riproduce la sensazione del contatto con la pelle umana. Dulcis in fundo, l’inventore - che crea "artigianalmente" a mano uno per uno gli esemplari - l’ha dotata di microchip nelle orecchie: basta pronunciare alcune frasi standard e Andy amorevolmente risponde al suo interlocutore umano. E' alta 1,59 m, pesa 38 chili e costa 5.280 euro.

Ah, e pare anche Micheal Jackson.
Bah...

venerdì 12 ottobre 2007

Blu,ver...gia...ne,ros... maccheccazz

Per ogni parola sotto riportata provate a pronunciarne il colore a voce alta, senza curarvi di cosa ci sia scritto: Pronti? 3, 2, 1... via.

GIALLO BLU ROSA
NERO ROSSO VERDE
VERDE GIALLO ROSSO
ROSA VERDE NERO
BLU ROSSO GIALLO
VERDE BLU ROSA

L' emisfero destro del cervello (creatività e immaginazione) cerca di pronunciarne il colore, ma quello sinistro (la parte logica e razionale) insiste nel leggere cosa c'è scritto... capita anche a voi? :-)

venerdì 28 settembre 2007

Viaggiare nel tempo


Definizione fisica di "secondo": La durata di 9.192.631.770 periodi della radiazione corrispondente alla transizione tra due livelli iperfini, da (F=4, MF=0) a (F=3, MF=0), dello stato fondamentale dell'atomo di cesio-133.
Certo, molti paroloni. Ma quello che voglio farvi notare è che, anche se molti non lo sanno, il tempo viene descritto dall' elemento chimico "cesio". Di conseguenza, date le sue particolari caratteristiche, i migliori orologi in circolazione sono difatti gli orologi al cesio (orologi atomici).
Nell' ottobre 1971, mediante accordo tra U.S. Naval Observatory e Washington University, su un aereo di linea 707 furono posizionati 4 orologi al cesio tra di loro sincronizzati. L' aereo effettuò due giri intorno alla Terra, dapprima uno verso est, poi un altro verso ovest. Alla fine del primo viaggio i quattro orologi riportarono un ritardo di 59 nanosecondi (0,000000059 secondi). Ciò significa che essi erano indietro nel tempo di 59 nanosecondi. Pochissimo, ma stupefacente. Tornati dal secondo viaggio, registravano un anticipo di 273 nanosecondi.
Tutto per merito della teoria della relatività e della dilatazione dei tempi professate da Albert Einstein.

>>>Vuoi invecchiare meno rapidamente degli altri? Trascorri qualche anno a bordo di un aereo (il più veloce possibile) che effettua il giro della Terra. Il guadagno è in termini di secondi, ma vuoi mettere la soddisfazione... :-)

giovedì 27 settembre 2007

Re Mida non è una leggenda

Molto sottile a volte è il filo che intercorre tra fantasia e scienza: la fantasia inventa, la scienza talvolta, col passare del tempo, realizza. Così, quella che pare una favola per addormentare i piccoli diventa argomento di studio e dibattito dei più grandi luminari del mondo. E' il caso, questo, di Glenn "Re Mida" Seaborg, uno dei più grandi chimici del secolo passato, scopritore di numerosi elementi in natura (di cui il "seaborgio" che da lui prende il nome), e premio nobel nel 1951.

Gli elementi in natura differiscono tra loro per il numero di protoni (la carica positiva) che posseggono nel singolo atomo. Si consideri che chimicamente è impossibile alterare tale numero. Ma non fisicamente. Investendo un atomo con un' alta carica di energia (alta eh!), questo può essere costretto a rilasciare un proprio protone.
Glenn Seaborg, nel 1980, ottenne il seguente risultato: prelevò 4 protoni da un atomo di Bismuto (che ne ha 83). Ora, si dà il caso che l' Oro ne abbia 79. Risultato, un atomo di oro.

Ora, vabbè che l' oro te lo comprano anche a 15€ il grammo, ma per un atomo ti pagano ben poco. Seaborg ne ottenne migliaia, ma sempre troppo pochi per guadagnare qualcosa di concreto. D' altra parte troppo dispendiosa fu l' energia usata per la conversione del Bismuto, ma non è detto che il progredire tecnologico non riesca a superare questo scoglio.
Glenn Seaborg moriva 10 anni fa all' età di 86 anni.

martedì 25 settembre 2007

La viscosità della pece

La pece è un materiale che possiede una qualità piuttosto insolita: sebbene sia un solido, essa può fluire, ovvero possiede una caratteristica tipica di un elemento liquido.
Nel 1927, il professore di fisica Thomas Parnell dell' università di Queensland (Australia) voleva provare empiricamente questa peculiarità, per poter quantificare la viscosità della pece. Così, raccoltane una piccola quantità la posizionò dentro un imbuto, coprendolo in seguito con una campana di vetro.

Da quel giorno la pece ha iniziato a fluire lentamente. Ma così lentamente che ad oggi, nel 2007, sono colate 8 gocce (l' ultima il 28 novembre 2000) e la nona si sta appena formando in fondo all' imbuto. Per la pazienza riposta, questo esperimento si è guadagnato il titolo di più lungo della storia. Sulla base di questa lentezza nel fluire, il valore della viscosità della pece al momento si stima intorno ai 100 miliardi di volte quella dell' acqua (la quale invece in un imbuto fluisce molto rapidamente).

La cosa ancora più curiosa di tutto l' esperimento è che in questi 77 anni, nessuno è riuscito a vedere sul momento una delle gocce cadere!. In ogni caso una telecamera riprende quella campana da anni.
Sotto, la foto dell' imbuto.


  • 1° goccia: Dicembre 1938
  • 2° goccia: Febbraio 1947
  • 3° goccia: Aprile 1954
  • 4° goccia: Maggio 1962
  • 5° goccia: Agosto 1970
  • 6° goccia: Aprile 1979
  • 7° goccia: Luglio 1988
  • 8° goccia: Novembre 2000

John Mainstone, l' attuale ricercatore custode della pece. Nel 2005 per questo studio gli è stato riconosciuto l' "Ig Nobel Prize", una parodia del premio Nobel seppure di grande valore.

sabato 22 settembre 2007

L' effetto Hutchinson

Molti di voi sapranno cosa è un Poltergeist: il fenomeno paranormale attribuito ad entità negative per cui oggetti o persone vengono sollevati da terra o anche scagliati lontano. "Letteratura", "misticismo", "fantascienza"...
... Fino al 1979. E il Diavolo non c' entra nulla.

In quell' anno la fisica dell' elettromagnetismo è stata stravolta da una scoperta tanto casuale quanto incredibile. Tale John Kenneth Hutchinson, canadese appassionato di fenomeni elettromagnetici, era solito studiare le onde longitudinali tesla. Con gli strumenti a sua disposizione, due bobine Tesla e un generatore Van De Graff (non pensate siano roba ipertecnologica), scoprì che investendo con le loro onde uno spazio si creano interferenze radio dai risultati ai limiti del normale.
Levitazione di oggetti pesanti, riscaldamento anomalo di metalli, deformazioni e rotture spontanee, o, peggio che mai, fusione di materiali del tutto dissimili tra loro (quali legno e metallo) in un' unica cosa.
Per capirsi, Hutchinson è riuscito a far penetrare un bastone di legno dentro ad un blocco d' acciaio senza che nessuno dei due materiali abbia subito rotture. E a far sventolare un cucchiaio come una bandiera al vento.

L' effetto Hutchinson è tutt' oggi materia di studio in quanto le cause del fenomeno non sono mai state chiarite (ufficialmente, dato che si prospetta lo sfruttamento in segreto per fini bellici).
Per chi dispone dell' occorrente (seppure lo sconsiglio) può tranquillamente ricreare l' effetto artigianalmente: bastano 75 watt provenienti dalla rete elettrica di casa per sollevare una palla di cannone di 27 chili.

















Il video con cui Hutchinson dava un saggio al mondo delle potenzialità del marchingegno:

venerdì 14 settembre 2007

La legge di Murphy

..."Che cacchio vuol dire?"


Tradotta in italiano, la formula significa: "per quanto sia improbabile che si verifichi un certo evento, ad esempio negativo, dato un numero sufficiente di occasioni questo finirà per verificarsi".
Ovvero "Se qualcosa può andare storto, allora lo farà".

In queste concise e lapidarie parole si racchiude la Legge di Murphy, il fortunatissimo assioma attribuito all' ingegnere Edward Murphy Jr., il quale nel 1949 testava la resistenza del corpo umano all' accelerazione. Montando un manichino su una rotaia, e posizionando nelle varie parti di esso dei razzi, il fantoccio veniva fatto schizzare a grandi velocità.
In uno degli esperimenti, accortosi che dei 16 razzi sul manichino, tutti erano stati montati per sbaglio al contrario, emise la storica sentenza: "
se ci sono due o più modi di fare una cosa, e uno di questi modi può condurre a una catastrofe, allora catastrofe sarà".


E' ovvio che questa legge non ha un solido riferimento scientifico, ma assumendola per buona si perviene a qualcosa di tanto paradossale quanto interessante:
A quanti di voi è caduta, a colazione o in altre occasioni, nel pavimento una fetta biscottata imburrata? A volte capita. E la fetta, da che parte è caduta? Dalla parte della marmellata, ovviamente; e imbrattando il pavimento. Difatti per la legge di Murphy una fetta biscottata cade sempre dalla parte della marmellata.

Molti di voi sapranno che un gatto, se lasciato cadere, atterra sempre sulle sue zampe (se non ci credete prendete quello che avete in casa e lanciatelo. Non vi preoccupate, si riprende e casca in piedi).

Date per assolute le ipotesi sopra descritte, si perviene alla tesi del "paradosso del gatto imburrato". Ovvero se si lega una fetta imburrata nel dorso del gatto e questo lo si lascia cadere a terra, da una parte il gatto dovrebbe (per ipotesi) cadere sulle zampe, dall' altra la fetta cadere dalla parte del burro. Non potendo matematicamente nessuna delle due prevalere sull' altra, si creerà quindi un moto perpetuo in cui sia il gatto sia la fetta biscottata continueranno a ruotare all'infinito.

Ovvio che tutto ciò è assurdo, ma fa riflettere su come le scienze fisiche esaminano la realtà che ci circonda.

martedì 4 settembre 2007

Le scappatelle con alibi

Sydney - Di giorno, rispettabile signora di mezza età con partner fisso. Di notte, cacciatrice di uomini e sesso. Una doppia vita di cui, però, la donna è inconsapevole perché "malata" di una forma di sonnambulismo identificata di recente e detta “sexsomnia”, o “sleep sex”. Quello che fa di notte, insomma, non lo ricorda perché lo fa mentre dorme.

“E’ un comportamento motorio molto complesso, molto elaborato durante il sonno” spiega il cervellone di turno, Peter Buchanan dell' ospedale Prince Alfred di Sydney, che espone il caso al meeting scientifico annuale dell' Australasian Sleep Association a Sydney. "La donna seduceva e faceva sesso con estranei (per non dire sciacalli) mentre dormiva, e più tardi non aveva alcuna memoria delle sue infedeltà", ha spiegato lo specialista nella sua relazione.

Tutto era saltato fuori col marito (becco) che si sveglia la notte, non la trova a letto nè in casa, si affaccia dalla finestra e la vede darci dentro con uno sconosciuto. L’uomo era già a conoscenza dei disturbi della moglie, ed era rimasto perplesso per il numero di preservativi che trovava nei pressi della casa.

Il disturbo non ha ancora un nome scientifico, ma viene sempre più riconosciuto come una condizione reale e personalmente devastante, e lo studioso ha chiesto che sia inclusa nella prossima revisione della Classificazione internazionale dei disturbi del sonno.
In un altro caso, una donna ha riferito al medico di essersi finalmente resa conto che il marito era di solito addormentato quando faceva l’amore con lei la notte (infatti continuava a russare), e che il marito addormentato era un tipo di amante diverso, più aggressivo ed insistente, della sua controparte da sveglio.

Insomma, se la notte avete proprio voglia, poi sapete che scusa inventarvi...

mercoledì 29 agosto 2007

Il fenomeno dell' autocombustione umana

Per autocombustione umana si intende il fenomeno per cui il corpo della "vittima" si incendia dall' interno, riducendo l' organismo in un mucchio di cenere bianca. Le peculiarità dell' avvenimento sono le seguenti:
- Gli arti inferiori (qualche volta anche quelli superiori) restano intatti.
- Le zone di accensione delle fiamme sono ricoperte dai grassi corporei delle vittime.
- Il fuoco non si espande mai nell' ambiente circostante.
- Nell' 80% dei casi a bruciare sono donne che abusavano di alcool o farmaci.

Numerosissime le segnalazioni di autocombustione umana. La prima accertata e documentata risale al 1745, quando a Verona la Contessa Cornelia di Bandi esplose in fiamme nella sua camera da letto. Nonostante la camera fosse piena di materiali infiammabili nient' altro intorno era stato raggiunto dalle fiamme.
Da allora il fenomeno è diventato materia di studio e ad esso si sono ricondotti molti altri casi. Il più celebre quello di Mary Hardy Reeser nel 1951, in Florida, poichè fu documentato da un (lugubre) servizio fotografico, di cui chi se la sente può visualizzarne uno scatto cliccando qui.
Ma veniamo alle teorie scientifiche sull' argomento.
  • 1 - L' effetto stoppino: poichè il corpo umano è costituito dall' 80% d'acqua lo si reputa difficilmente infiammabile a meno che impregnato con un comburente quale la benzina. Comburente che in questo caso sono i grassi del corpo, che sciogliendosi imbevono i vestiti, di modo da lasciar bruciare la persona come lo stoppino di una candela, finchè non si consuma tutta la sua massa adiposa.
  • 2 - L' alcool: dato che molti casi di autocombustione si sono verificati in seguito a feste o dopo che le vittime avevano ingerito sostanze alcooliche, si reputa che proprio tali sostanze, circolando nel sangue, possano provocare una reazione chimica tale da causare l' accensione.
  • 3 - Reazione cellulare, teoria di John Heymer, della ParaScience International: una reazione chimica tra idrogeno e ossigeno (di cui vi risparmio i dettagli tecnici) fa esplodere dall' interno i mitocondri (le cellule energetiche del corpo umano), provocando una reazione a catena con le altre cellule. Gli accumuli di grasso spiegano come mai gli arti spesso vengano risparmiati e anche come mai l' addome sia il centro nevralgico della combustione.